E-bike truccate: un fenomeno in crescita che richiede regole chiare

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Il tema delle biciclette elettriche modificate illegalmente sta diventando sempre più rilevante nel dibattito pubblico. Un recente articolo pubblicato da La Stampa il 10 marzo 2026 ha evidenziato l’aumento dei controlli e delle sanzioni nei confronti di chi altera le E-bike per aumentarne la velocità e la potenza, trasformandole di fatto in ciclomotori non omologati e quindi non conformi alle norme del Codice della Strada.

Un fenomeno diffuso e spesso sottovalutato

Secondo quanto riportato nell’articolo (La Stampa, 10 marzo 2026, “Bici elettriche truccate, boom di multe”), le modifiche più frequenti riguardano la rimozione dei limitatori di velocità – che per legge devono interrompere l’assistenza elettrica a 25 km/h – oppure l’installazione di motori più potenti rispetto a quelli consentiti dalla normativa europea. Il risultato è un mezzo che continua a circolare come una bicicletta, ma che in realtà ha prestazioni assimilabili a un veicolo motorizzato.

La diffusione delle biciclette elettriche è in costante crescita in Italia. Secondo una ricerca realizzata da UNASCA in collaborazione con Format Research (che sarà presentata presso la Sala Stampa della Camera il 25 marzo prossimo), una bicicletta su cinque venduta nel nostro Paese è ormai elettrica, segno di una trasformazione strutturale della mobilità urbana.

Sicurezza e legalità: serve un intervento normativo

Il problema non riguarda soltanto i controlli e le multe. Il vero nodo è la mancanza di un quadro normativo pienamente adeguato a un fenomeno che negli ultimi anni è cresciuto molto rapidamente.

Per questo motivo diventa sempre più urgente individuare una soluzione normativa chiara, capace di distinguere in modo efficace tra:

Una possibile risposta potrebbe essere individuata nell’ambito della prossima riforma del Codice della Strada, introducendo strumenti normativi che permettano di contrastare in modo più efficace le modifiche illegali e migliorare la sicurezza della circolazione.

L’importanza di un sistema di identificazione

La ricerca UNASCA evidenzia anche come esista un forte consenso pubblico verso nuove regole. Sarebbe opportuno introdurre un sistema di identificazione per le E-bike, simile a quello previsto per altri mezzi della micromobilità.

Punti chiave

  • Contrastare le modifiche illegali
  • Facilitare i controlli delle autorità
  • Ridurre i furti e il mercato nero
  • Garantire maggiore responsabilità nell’utilizzo del mezzo

Il ruolo della categoria e delle istituzioni

La diffusione della micromobilità rappresenta una grande opportunità per rendere le città più sostenibili. Tuttavia, senza regole adeguate rischia di creare nuove zone grigie sul piano della sicurezza e della legalità.

UNASCA – associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle autoscuole e degli studi di consulenza automobilistica – è da sempre impegnata nella promozione della sicurezza stradale, della legalità e di norme chiare nel settore della mobilità.

Per questo è importante che il legislatore affronti con attenzione anche il tema delle E-bike modificate, con l’obiettivo di garantire regole certe, controlli efficaci e maggiore tutela per tutti gli utenti della strada.

Una sfida per la mobilità del futuro

La mobilità urbana sta cambiando rapidamente. Nuovi mezzi, nuove tecnologie e nuovi modelli di spostamento richiedono norme aggiornate e coerenti.

L’auspicio è che il tema delle E-bike truccate, sollevato anche dalla cronaca recente, trovi spazio nel confronto istituzionale e possa essere affrontato nella prossima riforma del Codice della Strada, così da coniugare innovazione, sostenibilità e sicurezza.

Perché la mobilità del futuro deve essere non solo efficiente e sostenibile, ma anche trasparente, regolata e sicura per tutti.

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